L’agricoltura biologica è un metodo di coltivazione strettamente condizionato dai processi ecologici che regolano un ambiente naturale o semi-naturale.

Considerare l’attività agricola quale parte di un ecosistema, consente  di migliorare notevolmente il grado di  qualità e i livelli di produzione dei prodotti. Infatti, in un ambiente con un buono stato ecologico e con una elevata biodiversità, i prodotti agricoli crescono come parte integrante di una sistema che assicura una serie di vantaggi:

  • protezione da specie parassite e opportuniste provenienti dall’esterno (es.    Peronospora spp., Oidio, Sclerotium spp., ecc.);
  • non vengono utilizzati insetticidi di sintesi, grazie all’utilizzo di antagonisti o predatori presenti in natura;
  • non vengono utilizzati fertilizzanti di sintesi, perché vengono utilizzate sostanze organiche quali letame e sovesci;
  • l’assenza di residui di pesticidi, diserbanti e fertilizzanti nel terreno e nei prodotti annullano i costi sull’ambiente e assicurano prodotti sani e genuini alla popolazione.
  • si ha un notevole risparmio economico, in quanto un sistema naturale richiede meno interventi da parte dell’agricoltore.

Quindi, l’agricoltura biologica si discosta notevolmente da quella  convenzionale, che considera l’ambiente agricolo semplicemente un suolo artificiale su cui far crescere delle piante o allevare degli animali, con l’obbiettivo di ottenere le maggiori rese possibili e un prodotto standardizzato.

Inevitabilmente, un ambiente agricolo di questo tipo con una scarsa biodiversità e uno stato ecologico povero, porterà a:

  • elevate rese di produzione, ma solo nel breve periodo;
  • elevati costi ambientali (es.: elevato inquinamento, erosione del suolo, ecc.)
  • prodotti meno sani e genuini, per la presenza di residui di diserbanti e pesticidi;
  • elevati costi di produzione, perché un sistema di questo tipo richiede un numero maggiore di interventi da parte dell’agricoltore.